Prima di tutto, grazie per aver portato le tue conoscenze e la tua esperienza su Digitazon. Per chi non ti conosce, ci racconti come sei diventato designer freelance?

Grazie mille a voi per avermi introdotto alla vostra piattaforma, molto utile come iniziativa e stimolante per accrescere la propria cerchia di clienti. Il lavoro da freelance iniziò ormai 8 anni fa. Cominciai con dei lavori per un’associazione culturale del mio paese in Sicilia, per cui realizzai delle grafiche per social media, fino a diventare l’Art Director dell’associazione. Contemporaneamente, studiavo Graphic Design nell’Accademia di Belle Arti di Catania, quest’esperienza ha accresciuto la mia consapevolezza e la mia professionalità nel settore. L’acuto utilizzo di social media ha anche amplificato la mia esposizione, non solo a livello nazionale, ma anche internazionale, collaborando con clienti provenienti da diverse parti del mondo.

Come freelance, è essenziale gestire i clienti e i progetti nel modo più professionale possibile. Quali suggerimenti e consigli hai per chi ha intrapreso questo genere di carriera?

Assolutamente si. La vita del freelancer non è semplice per vari motivi. La maggior parte delle volte i clienti hanno sempre fretta o comunque vanno alla ricerca di un designer agli sgoccioli del loro progetto, questo ci porta a dover essere multitasking e molte volte a dover coordinare molti progetti contemporaneamente. La qualità fondamentale è il tempismo. Sia per rispettare le deadline, sia per gestire bene i propri flussi di lavoro, portando avanti alcune volte dei progetti pur non avendone certezza. Chi non risica non rosica, si dice, e in questo caso è veramente cosi.

Hai anni di esperienza alle spalle e un portfolio clienti davvero interessante. Come sei arrivato a lavorare con Inter, Fabri Fibra e gli altri?

Sicuramente metto al primo posto la mia propensione a scommettere su me stesso e su nuove sfide, all’essere curioso e testardo. Quest’attitudine mi ha portato molte volte a ritrovarmi coinvolto in sviluppi che non credevo possibili. Uno di questi fu un contest, indetto da Fabri Fibra e per il quale venni ritenuto vincitore, iniziando cosi una collaborazione con lui: per me fu un sogno dato che sin da piccolo è stato un mio punto di riferimento dal punto di vista musicale.

Per quanto riguarda la collaborazione con Inter, nasce dalla sinergia con un’agenzia milanese con la quale sono in contatto e con cui ho mantenuto un rapporto che mi ha portato ad essere coinvolto in questo progetto per la mia attitudine poliedrica e focalizzata anche nell’ambito della moda. Ed è cosi che ho realizzato per la squadra milanese due linee di merchandising. Veramente straordinario, nonostante io tifi Juventus (ride).

Parliamo di creatività. Dove trovi ispirazione e qual è il tuo tipico processo creativo?

La quotidiana ispirazione arriva dai maestri del design, del passato e contemporanei. È importante secondo me avere una cognizione acuta di ciò che è stato fatto in passato per riuscire a rielaborare le idee del futuro. Il processo creativo ha varie fasi, cambia ovviamente in base al cliente e alle richieste di esso, generalmente è strutturato cosi (anche se non ci sono delle regole ben definite, ma ognuno struttura il proprio processo in base alla propria attitudine e mentalità):

Fase preliminare: Acquisire tutte le informazioni relative al brand / progetto, per poter avere la cognizione di che tipo di lavoro si deve sviluppare, a quale target è riferito e con quali prospettive deve essere pensato.

Fase di ricerca: La ricerca come dicevo prima è un passo fondamentale, per due motivi: il primo è quello di sapere con certezza cosa è stato già fatto, per evitare di proporre soluzioni già esistenti e poco innovative. La seconda è per studiare a fondo, tramite le reference, il settore di riferimento. Comprendere il comportamento dei brand, il tono di voce da utilizzare, i riferimenti iconografici e la reazione del pubblico ad un determinato prodotto. Solo cosi si può realizzare un prodotto coerente con le richieste del cliente, in linea con il target e contemporaneo nella sua essenza.

Fase esecutiva: Una volta avuti tutti i riferimenti necessari, la fase esecutiva è quella che poi darà vita al prodotto finale. Parto da sketch su carta, cominciando ad ipotizzare varie soluzioni, scartandone altre, fase importante per non immergersi subito nel lavoro al computer, che molte volte può divagare in soluzioni stilisticamente interessanti ma fuori target. Una volta individuate delle soluzioni interessanti, si passa allo sviluppo al computer, per poter tradurre gli sketch in forma digitale e da li, continuare con vari esperimenti che i dispositivi tecnologici permettono.

Ora che fai parte di Digitazon, ci dici cosa ti piace del nostro marketplace e quali sono secondo te le “regole d’oro” per sfruttare al meglio la piattaforma?

La vostra piattaforma è un toccasana per la vita di noi freelancers. Non è sempre facile infatti, acquisire nuovi clienti, soprattutto se si parte adesso da zero, in un momento in cui il mercato digital è in forte crescita e saturo da alcuni punti di vista. Agli inizi del mio percorso frequentavo piattaforme per freelancer americane, la concorrenza era spietata proprio perchè questi servizi erano già saturi di designer da tutto il mondo, era quindi complicato emergere facilmente.

Le regole d’oro per poter sfruttare al meglio la vostra piattaforma, secondo me valgono in generale anche per il mondo del freelancing: sicuramente essere professionali e preparati nell’ambito in questione, i clienti si accorgono facilmente della professionalità di un freelancer, per esempio per la puntualità mostrata nelle consegne. 

Applicare tariffe sostenibili, sia per il designer che per il cliente, un giusto compromesso che permetta a tutti e due di ricevere il meglio, per il designer, di ottimizzare al massimo i tempi di produzione con il pagamento pattuito, e per cliente, di avere il miglior risultato nel minor tempo possibile.

E poi una regola che vale anche nella vita vissuta, cioè essere cordiali, disponibili ed educati nel rapporto con il cliente. Questo fortifica la nostra posizione sia professionale che umana.