Sicuramente ti sarà già capitato di leggere almeno uno di quegli articoli “Sii imprenditore di te stesso”, “Viaggiare + lavorare? Si può!”… e simili. O almeno di aver visto il titolo.

Articoli belli, accattivanti, ti fanno sognare. Ma anche un pò “patinati”. Il punto è che dicono anche cose vere, ma sorvolano su aspetti dell’essere freelance, molto rilevanti e non troppo piacevoli, lasciando il lettore con un’idea parziale e poco realistica della vita da professionista indipendente.

Ci sono parecchi aspetti, del licenziarsi da un lavoro da dipendente, di cui le persone sembrano essere poco consapevoli: lasciare l’ufficio e lavorare da remoto non è tutto “birretta” al tramonto in spiaggia e coworking a Bali.

In questo articolo non sto per dire la “dura verità”, voglio dire la verità e basta, su come sarà il resto della tua vita dopo aver detto al tuo capo “mi licenzio”.

1. Il lavoro in ufficio può effettivamente darti molte soddisfazioni

Non è che voglia completamente denigrare gli articoli “patinati” di cui parlavo prima: alcuni sono effettivamente molto motivanti. Ma spesso si trasmette il messaggio che se lavori in ufficio, sicuramente non ti stai divertendo, anzi sei molto annoiato.

Ci sono persone impegnate in “mestieri tradizionali”, che sono molto felici e soddisfatti. L’idea, che chi ha un lavoro “dalle 9 alle 18”, sia in qualche modo bloccato in una vita noiosa, è molto sbagliata.

È bello che la società stia iniziando a riconoscere i benefici del lavoro da remoto e che quello di lavorare su sé stessi per migliorarsi sia diventato un obiettivo raggiungibile. Ciò che è sbagliato è stigmatizzare le persone solo perché hanno un lavoro diverso.

Mentre per alcuni la strada per la felicità comincia lasciando l’ufficio, per altri potrebbe non essere così. La modalità da remoto è molto interessante e porterà grandi cambiamenti nella società, ma attenzione a non farla diventare una moda, che porta ad escludere chi non la segue.

2. Licenziarti non ti darà necessariamente la libertà

C’è qualcosa di molto romantico nel licenziarsi scappando da regole e orari, ma essere freelance non vuol dire non avere sveglie, lavorare poco e mentre sei sdraiato sulla spiaggia. I freelance e gli imprenditori di maggior successo, all’inizio, hanno lavorato molto di più di quanto non facessero in ufficio. Il punto è che licenziarti ti porterà molto lavoro prima di darti la libertà.

3. Non esiste la scorciatoia per la felicità

Sempre secondo gli articoli “patinati”, lasciare il mondo degli uffici, allontanerà magicamente tutte le tue preoccupazioni e i tuoi problemi.

A volte, nei momenti di difficoltà, è più facile dare la colpa ad un solo ostacolo, che si frappone tra noi e la felicità: in questo caso, il lavoro. 

È importante capire quello che veramente ti rende infelice: magari potresti trovarti meglio con un altro impiego che non preveda necessariamente lavorare da remoto.

4. Essere il tuo stesso capo è più difficile di quanto sembri

La verità è che è più facile rispettare le scadenze imposte da altri che da sé stessi: chi ti sgriderà se consegni in ritardo? La tua coscienza? Per essere professionisti autonomi ci vuole molta organizzazione, autodisciplina e anche passione.

Inoltre quando lavori per qualcun altro vieni pagato per quello che fai, invece quando lavori per te stesso a volte i tuoi sforzi non coincidono immediatamente ad un guadagno economico, almeno, non all’inizio.

Ma il lato positivo è che quando il capo sei tu, i benefici possono essere enormi: se lavorerai molto i risultati positivi saranno tutti per te.

5. Perderai molte cose (e ne guadagnerai altre!)

Assicurazione sanitaria, opportunità di networking, tredicesima a Dicembre, pensione, formazione gratuita… questi sono alcuni dei benefici che i dipendenti di aziende di solito hanno. Prima di abbandonare tutto per rincorrere il sogno di lavorare guardando il mare, considera cosa vai a perdere.

Ovviamente non sto dicendo che non puoi avere di nuovo questi benefici lavorando autonomamente, dico solo che devi considerare ciò che lasci indietro.

Cosa guadagnerai? Ad esempio orari più flessibili e la possibilità di concentrarti veramente su qualcosa che ti piace: non poco.

6. Preparati a correre dei rischi

Non voglio spaventarti, voglio assicurarmi che tu abbia delle aspettative realistiche: licenziarsi è un rischio, non piccolo, potrebbe essere fantastico, oppure potrebbe essere un totale fallimento.

Creare un business da zero richiede un investimento economico, a volte abbastanza grosso. Se vuoi diventare freelance, potresti passare i primi due mesi cercando clienti.

7. Viaggiare non sarà per forza parte della tua nuova vita

“Lascia il lavoro e viaggia per il mondo”: sembra essere questo lo slogan. 

Spesso non mi è chiaro se mi stanno narrando le meraviglie dell’essere un nomade digitale o se mi stanno consigliando un anno sabbatico. 

Abbandonare il lavoro tradizionale, non significa, per forza, anche abbandonare lo stile di vita ”tradizionale”. E nessuno lo dice, ma vivere viaggiando ha anche dei lati negativi: qualsiasi disguido possa capitare in vacanza, può succedere anche nella tua vita da nomade digitale.

Inoltre, lavorare in ufficio non significa necessariamente non poter avere una vita avventurosa: c’è chi ha il suo posto fisso e trova comunque un sacco di tempo per viaggiare.

8. Troverai altri lavori

Mito da sfatare: prendersi un anno sabbatico, o anche solo un mese, non è una macchia indelebile sul tuo CV. L’importante è che ai colloqui tu sappia spiegare cosa hai imparato su te stesso e quali skills hai sviluppato in quel periodo.

In questo momento “di pausa” potresti scoprire cose molto importanti sui tuoi desideri e le tue passioni e avere più chiaro ciò che vuoi fare nel futuro.

9. È possibile. Sì, anche per te

Ora che sei consapevole anche degli aspetti non troppo divertenti della vita fuori dall’ufficio: il tuo sogno è ancora essere un freelance o un nomade digitale?