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by Angelica
13 May 2021

Testimonianza di un fotografo freelance dopo un anno di pandemia [Intervista]

fotografo freelance

Ciao Pietro, grazie per essere qui con noi oggi. Ci racconti un pochino di te?

Classe 1967, da giovane ho girato un po’ l’Italia prima di fermarmi a Milano, dove lavoro. Ho una splendida famiglia che mi permette di seguire la mia passione, la fotografia: è diventata il mio lavoro. La prima reflex mi fu regalata quando ero al Liceo, tanti anni fa. Comincio così da autodidatta, leggendo i manuali di mio nonno (di cui conservo ancora le fotocamere di allora), frequentando mostre e musei. Poi con il tempo mi sono sempre più specializzato nei ritratti e nei reportage di viaggi ed eventi. Una volta arrivato a Milano ho cominciato a frequentare diversi corsi e workshop specifici, avvicinandomi così anche al mondo della moda ed alla fotografia commerciale. 

Come sei diventato freelance? 

Un po’ per caso, un po’ per necessità, ma soprattutto ho voluto diventare un freelance perché, dopo aver lavorato in una grossa azienda, volevo poter scegliere come gestire i clienti ed i lavori che ritenevo corretto fare. 

Quali suggerimenti e consigli hai per chi ha intrapreso questo genere di carriera? Come gestisci il rapporto con i tuoi clienti?

Ovviamente essere un libero professionista oggi in Italia è forse più una follia che altro, ma qualcuno disse appunto “stay hungry stay foolish”. La nostra riuscita dipende principalmente dalla nostra capacità di offrire dei prodotti che siano interessanti per i nostri clienti, e quindi è importante scegliere bene i primi e seguire empaticamente i secondi, cercando di rispondere al meglio alle loro esigenze, senza però rinunciare alla nostra qualità. 

Ci racconti una tua giornata tipo?
Non ho una giornata tipo da raccontare, dipende molto dagli impegni. Diciamo che cerco sempre di avere del tempo per pensare, studiare e stare con la mia famiglia.

Quali sono i segreti che utilizzi per gestire al meglio il tuo tempo? 

La caratteristica del freelance è che non puoi sempre prevedere quando si concretizzano i lavori. Magari una settimana non hai nessun ingaggio, la successiva non hai nemmeno il tempo di respirare. Per questo è importantissima l’organizzazione personale, l’attenzione all’attrezzatura e la pianificazione del lavoro considerando anche i possibili extra. 

Dove trovi ispirazione e qual è il tuo tipico processo creativo?

Mi ritengo una persona curiosa, e cerco sempre di farmi un minimo di cultura sulle “cose” o le “situazioni” che devo fotografare, per cercare poi di trovare magari qualche spunto che caratterizzi il lavoro. Se devo fare il catalogo per un’azienda che ha una storia, mi piace conoscerla per avere la possibilità di capire bene il valore degli oggetti e poterli presentare nel migliore dei modi.

Come mantenere un atteggiamento positivo durante i momenti in cui si ha meno lavoro. Come suggeriresti di affrontare questo tipo di situazioni? 

Questo ultimo anno è stato tragico per noi fotografi, ed è dire poco. Chi ha improvvisamente avuto, come me, tanto tempo a disposizione, ha fatto bene ad impiegarlo con lo studio e l’esplorazione di nuove aree di mercato da poter sfruttare. Io, per esempio, venivo dai reportage di viaggio e gli eventi aziendali, ed ho spostato l’attenzione sulla fotografia più prettamente commerciale, come la fotografia-360 di locali e oggetti che in un modo di vendite on-line stanno prendendo sempre più piede. 

Parliamo di produttività. Qual è la tua strategia per massimizzare l’efficienza senza compromettere la qualità (e avere una vita al di fuori del lavoro)? 

Mantenere sempre un giusto equilibrio tra il lavoro, appunto, il riposo e la propria vita privata. Solo in questo modo si ha sempre la mente fresca per lavorare al meglio. Quando si eccede nel lavoro tralasciando tutto il resto, alla lunga la stanchezza, sia fisica che mentale prende il sopravvento, e la qualità ne risente. Ed un lavoro come il nostro ne risente in maniera particolare. 

Cosa ne pensi della diffusione dello smart-working dovuto alla situazione portata dal Covid-19?

Lo smart-working è una modalità di lavoro molto più sfruttata all’estero, anche prima della pandemia. A mio avviso certi lavori possono tranquillamente essere fatti da casa, permettendo così dei risparmi sia alle Aziende (che non devono avere edifici immensi) e per i dipendenti (che guadagnano dalla mancanza dei tempi morti per i trasferimenti da e per casa). Spero che sia una buona opportunità per tutti.

Ora che fai parte di Digitazon, ci dici cosa ti piace del nostro Marketplace? 

Sono arrivato a Digitazon tramite un collega, che mi ha parlato di un portale che mette in contatto domanda ed offerta basando le scelte prioritariamente sulle qualità del professionista e non sul prezzo del servizio 

Perché consiglieresti ad altri freelance di iscriversi a Digitazon? 

Perché apprezzo il fatto che abbiate scelto di scommettere anche voi sui professionisti che avete in squadra, accettando di guadagnare solo se guadagniamo anche noi.